“Andare per i luoghi della Resistenza” di Paolo Pezzino (Il Mulino, 2025) è un itinerario avvincente per i luoghi e le persone che hanno fatto la storia della Resistenza italiana dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945. I partigiani hanno un ruolo di primo piano, naturalmente; ma trovano spazio anche gli internati militari italiani, i deportati politici, ed i tanti semplici cittadini che si ribellarono all’occupazione tedesca e al fascismo, ma il cui contributo fondamentale al buon esito della lotta per la liberazione è stato spesso ignorato.
Ciò che emerge dal racconto – strutturato, peraltro, come un vero e proprio itinerario di viaggio – è proprio l’ampiezza del movimento di resistenza nazionale nato a seguito della caduta del regime fascista, l’occupazione tedesca e la nascita della Repubblica sociale italiana: un movimento animato anche da credi e ideologie molto diversi (e spesso in tensione tra loro), ma che è riuscito a trovare la quadra nell’obiettivo unitario di liberare il paese dal nazifascismo.
Partendo dall’isola pontina di Ventotene, Pezzini fa luce sulle numerose sfaccettature e momenti salienti di questo movimento: il contributo dei militari, la resistenza civile e armata, a cui parteciparono moltissime donne non solo come staffette ma anche come combattenti, vice commissari politici e paracadutisti; i rastrellamenti ed eccidi a mano delle forze naziste; le fratture interne ai partigiani; l’insurrezione generale proclamata il 25 aprile 1945, che ha segnato la fase finale della Resistenza e si è conclusa con la resa ufficiale delle forze naziste in Italia e la liberazione del territorio italiano; e l’avvio verso una nuova stagione politica democratica e repubblicana, basata su una Costituzione frutto “di un compromesso nel senso più nobile della parola” che ha rappresentato “un limite invalicabile alla virulenza e all’asprezza della lotta politica, da tutti (tranne che dagli eredi dell’ultimo fascismo confluiti nel Movimento sociale italiano) in ultima analisi riconosciuto e accettato”.
E’ un libro bello e coinvolgente, che mi ha permesso di (ri)scoprire un periodo della storia del mio paese d’adozione che credevo di conoscere, ma di cui mi sono reso conto di sapere troppo poco. Mi ha anche restituito il valore profondo dei principi generali che regolano la vita della Repubblica italiana. Quale premessa migliore per andare a votare oggi nel referendum su lavoro e cittadinanza, a dispetto di chi, tra le forze politiche governanti, ci invita a rimanere a casa?